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The Lancet: una catena di solidarietà per l'allattamento materno
THE LANCET
Volume 344, Numero 8932, Pagg. l239-1241, Sabato 5 novembre 1994


Una catena di solidarietà per l'allattamento materno (EDITORIALE).

L'immunizzazione è la medicina preventiva per eccellenza. Se si scoprisse un nuovo vaccino capace di impedire la morte di 1 milione o più di bambini ogni anno, e se per di più questo vaccino fosse buon mercato, sicuro, da somministrare oralmente, e se non richiedesse una catena del freddo, diventerebbe imnediatamente un imperativo di salute pubblica. L'allattamento materno potrebbe fare tutto questo, ed anche più ( 1, 2 ) ma necessita la propria "catena di solidarietà" - cioè cure speciali e specializzate che infondano fiducia nelle madri e che mostrino loro in che modo procedere, e che tutelino contro pratiche nocive. Se questa catena di solidarietà è andata perduta per cultura, oppure è difettosa, deve essere riassestata a cura dei servizi sanitari. L'allattamento materno contribuisce a limitare la fertilità ed impedisce il cancro delle ovarie ed il cancro premenopausale del seno. Contribuisce inoltre a prevenire la sepsi nei neonati nonchè infezioni intestinali toraciche, dell'orecchio e dell'apparato urinario in tutti i bambini in tenera età ed è efficace nella cura della diarrea sia acuta che tenace. In paesi con un tasso di mortalità infantile medio o alto, i bambini allattati artificialmente rischiano almeno 14 volte in più di morire di diarrea rispetto ai bambini allattati al seno, e 4 volte di più di morire di polmonite. Anche nei paesi con un tasso di mortalità infantile basso, i bambini allattati artificialmente necessitano cure ospedaliere ad una frequenza fino a 5 volte superiore rispetto ai bambini parzialmente o totalmente allattati al seno. (3) In Francia, il costo di queste ammissioni è stimato ad oltre 71 milioni di franchi (circa US$ 12 milioni, œ 8 milioni) (4), mentre il costo dei malati esterni ed altri trattamemti ammontano ad un totale di 1116 milioni di franchi (US$ 199 milioni). In Gran Bretagna, i costi ospedalieri sono paragonabili, se non superiori. Allorchè l'allattamento esclusivamente materno per almeno 4 mesi, e se possibile 6 (come raccomandato dall'OM5(12) è ottimale, anche l'allattamento materno per qualche settimana soltanto, oppure parzialmente, è benefico ed offre vantaggi indiscutibili rispetto all'allattamento esclusivamente artificiale. Si possono citare un numero crescente di condizioni associate all'allattamento artificiale ( 2 ), tra cui i diabeti insulino- dipendenti, e le sclerosi multiple. In Nuova Zelanda e negli USA, la sindrome della morte improvvisa del neonato (SIDS= sudden infant deach syndrome) è più comune tra i bambini allattati artificialmente, sebbene recenti studi britannici non abbiano individuato nell'allattamento artificiale un fattore di rischio ( 5 ). I bambini prematuri allattati artificialmente sono maggiormente esposti al rischio di morire di enterocolite necrotizzante rispetto ai bambini allattati con latte materno. L'intolleranza e l'allergia ai prodotti vaccini colpisce fino al 7,5% dei bambini, inclusi i bambini interamente allattati al seno cui sono stati dati prodotti prelattei nella maternità. L'allattamento artificiale favorisce la carie e la malocclusione dentarie. Molti studi hanno dimostrato che lo sviluppo intellettuale dei bambini allattati dalla madre è leggermente superiore a quello dei bambini allattati artificialmente ( 7 ). Questa differenza è stata collegata all'assenza nei latti non umani ed in quasi tutte le formule non umane di acidi grassi poliinsaturi superiori, elementi nutrienti essenziali per lo sviluppo del tessuto nervoso, e che sono forniti dal latte materno. Sebbene l'evoluzione sociale e l'influenza commerciale abbiano grandemente contribuito al declino dell'allattamento materno, le pratiche sanitarie hanno la loro parte di responsabilità, poichè questo declino è generalmente più accentuato laddove le madri mettono alla luce bambini in ospedale e laddove la catena della solidarietà della protezione e dell'assistenza è spezzata. Le pratiche di cui si sa che sono dannose sono tuttora correnti nelle maternità, come per esempio la separazione delle madri e dei neonati, le restrizioni alla durata ed alla frequenza degli allattamenti, il che significa che l'alimentazione del neonato è completata da acqua o formule, e l'offerta di campioni di latte artificiale da portare a casa. Inoltre, certe pratiche il cui carattere benefico è noto non sono attuate, come per esempio aiutare le madri a cominciare l'allattamento al seno non apperna sono pronte (se possibile un'ora dopo il parto) ed a trovare la posizione giusta per i neonati durante l'allattamento al seno, ed assicurare che i consigli dati siano coerenti e che un aiuto personale sia offerto da una persona competente. I motivi principali di un appoggio inadeguato sono che la maggior parte degli addetti sanitari non hanno acquisito le conoscenze e le tecniche relative a questa realtà nel corso della loro formazione di base e che la maggior parte degli amministratori non ritengono che sia necessario cambiare questo stato di cose e non sono disposti a fornire nè una formazione nè il tempo necessario ad aiutare le madri. Le famiglie devono poter scegliere con cognizione di causa il modo in cui desiderano nutrire i loro figli. Troppo spesso il messaggio che ricevono è confuso. Pur vantando incondizionatamente i meriti dell'allattamento materno, l'unica cosa che molti medici e molte ostetriche sono capaci di fare quando una madre ha difficoltà ad allattare al seno è raccomandare l'utilizzazione di un metodo artificiale, assicurando loro che "il latte artificiale è altrettanto buono". Questa ambivalenza è corroborata dalla presenza di imponenti strutture sanitarie di sostituti al latte materno e di opuscoli pubblicitari di fabbricanti di latte artificiale, che suggeriscono che se l'allattamento materno può essere difficile, l'allattamento artificiale è la risposta facile. Sebbene la mancanza di fondi sia di solito invocata per spiegare l'assenza di materiale educativo alternativo, la mancanza di impegno è altrettanto importante. Il personale che si è impegnato nell'allattamento materno è riuscito a finanziare la produzione a buon mercato di materiale semplice ed efficace. Troppo spesso, una madre che manifesta l'intenzione di allattare artificialmente non riceve nessuna informazione supplementare sull'allattamento materno. Il personale sanitario giustifica questa posizione adducendo la volontà di non colpevolizzare la madre. Tuttavia, questa eventuale colpevolezza non è stata adeguatamente studiata e non è chiaro quali madri necessiterebbero questo tipo di protezione. Se una madre sceglie di allattare artificialmente, la sua scelta deve essere rispettata, ma è indubbiamente auspicabile offrire informazioni chiare ed esaurienti su entrambi i tipi di allattamento. Se una madre e incerta, o se realmente desidera allattare al seno ma trova il metodo difficile, o se ha avuto un'esperienza negativa in passato, questa madre ha bisogno di aiuto. Ha bisogno di una "catena della solidarietà" specializzata, e non una fredda assicurazione che l'insuccesso non ha importanza. Una madre che sente di aver fallito può portarsi appresso per sempre la delusione ed il dolore; la sua reazione emotiva verso altre madri che allattano al seno può interferire con la sua capacità di aiutarle, siano amiche, parenti o, nel caso di un'addetta sanitaria, pazienti. La promozione deve essere più chiara e più forte di quanto sia stata e deve combattere le barriere all'allattamento materno. I messaggi che non fanno che idealizzare questo tipo di allattamento e che ne esagerano i benefici, possono essere inefficaci. (11) Ma anche messaggi forti ed appropriati possono essere controproducenti se non sono trasmessi con l'appoggio necessario ed idoneo. Le madri si sentono sovente soggette a pressioni in favore dell'allattamento al seno e sono oggetto di critiche se si scontrano a difficoltà e se non provano piacere ad allattare. Se mancano di fiducia in sè, possono decidere che l'allattamento al seno e impossibile. Dunque i messaggi devono indirizzarsi a barriere individuate localmente, e devono essere corredati da cure mediche appropriate. Le pratiche raccomandate sono riassunte nei "Dieci passi verso un allattamento materno riuscito" che costituisce la base del "Baby Friendly Hospital Initiative", promosso dalla UNICEF e dall'OMS in tutto il mondo. (12) Per completare la "catena della solidarietà" e difendere ed appoggiare l'allattamento materno, le cure complementari devono essere estese al di là della maternità, dalla clinica prenatale alla cura primaria ed ai servizi comunitari, per i bambini in buona o cattiva salute, durante tutto il periodo dell'allattamento al seno. Per fornire questo tipo di cure, gli addetti sanitari necessitano una formazione in tecniche cliniche e di consulenza appropriate. Appare sempre più evidente che l'appoggio e la consulenza possono rinforzare il successo dell'allattamento materno. (13) Per agevolarne la diffusione, l'OMS e l'UNICEF, hanno non solo incoraggiato ed appoggiato iniziative locali, ma hanno anche messo a punto "package" di formazione di 18 e 40 ore per gli addetti sanitari con esigenze diverse. (14, 15 ). Questo materiale è in corso di traduzione e di adattamento per un'utilizzazione su scala mondiale. I responsabili politici devono capire che offrire una catena della solidarietà per l'allattamento materno ha un valore paragonabile alla catena del freddo per i vaccini e dunque necessita risorse altrettanto adeguate. I governi e gli enti di finanziamento devono essere convinti che l'investimento vale la pena di essere fatto. Anche se una catena della solidarietà non è gratuita, puo rapportare più di quanto costa.

The Lancet

  1. Huffman SL, Yeager BAC, Levine RE, Shelton J, Labbock M. Breastfeeding saves lives : an estimate of the impact of breastfeeding on infant mortality in developing countries. (L'allattamento materno salva delle vite: una valutazione dell'impatto dell'allattamento materno sulla mortalità infantile nei paesi in via di sviluppo) Bethesda: NURTURE/ Center to Prevent Childhood Malnutrition, 1991.
  2. Cunningham AS, Jelliffe DB, Jelliffe EFT. Breastfeeding, growth and illness : an annotated bibliography. (Allattamento materno, crescita e malattia : una bibliografia annotata). New York: UNICEF, 1992.
  3. De Zoysa I, Rea M, Martines J. Why promote breastfeeding in diarrhoeal disease control programmes? (Perchè promuovere l'allattamento materno nei programmi di controllo delle affezioni diarreiche?) Health Policy Plan 1991; 6:371-79.
  4. Bitoun P. Valeur economique de l'allaitement maternel. (valore economico dell'allattamento materno). Doss L'Obstet 1994; 216: 10-13.,
  5. Savage F. Breastfeeding and SIDS (Allattamento materno e morte improvvisa del neonato). MIDIRS Midwifezy Digest 1992; 4: 227-26.
  6. Host A. Importance of the first meal on the development of cow's milk allergy and intolerance. (lmportanza del primo pasto sullo sviluppo dell'allergia e dell'intolleranza al latte vaccino) Allergy Proc 1991; 12.4: 227-32.
  7. Rogan WJ, Gladen BC. Breastfeeding and cognitive development. (L'allattamento materno e lo sviluppo cognitivo). Early Hum Dev 1993; 31: 181-93.
  8. Decsi T, Koletzko B. Polyunsaturated fatty acids in infant nutrition. (Gli acidi grassi poliinsaturi nell'alimentazione dei neonati). Acta Paediar 1994 ; 395 (suppl) : 31-37.
  9. Perez-Escamilla R, Pollitt E, Lonnerdal B, Dewey KG. Infant feeding policies in maternity wards and their effects on breast-feeding success : an overview. (Politiche di alimentazione dei neonati nelle maternità e loro effetti sul successo dell'allattamento materno: un panorama).Am J Public Health 1994; 84: 89-97.
  10. Enkin M, Kleirse MJNC, Renfrew M, Neilson J. A guide to effective care in pregnancy and childbirth. (Una guida per un trattamento efficace durante la gravidanza e per il parto). 2a ed Oxford : Oxford University Press ( sotto stampa ).
  11. Green CP. Media promotion of breast - feeding : a decade's experience. (La promozione dell'allattamento materno da parte dei mass media : un esperienza decennale). Washington DC: Academy for Educational Development, 1989.
  12. W O/UNICEF Joint Statement. Protecting, promoting and supporting breast-feeding: the special role of maternity services. (Dichiarazione congiunta OMS/UNICEF. Tutelare, promuovere ed appoggiare l'allattamento materno: il ruolo speciale dei servizi di maternità). Ginevra:OMS, 1989.
  13. Voldes V, Perez A, Labbock M, Pugin E, Zambrani I, Catalan S. The impact of a hospital and clinic-based breast-feeding promotion programme in a middle class urban environment. ( L'impatto di un programma ospedaliero e clinico di promozione dell'allattamento materno in un ambiente urbano di classe media). J. Trop Pediatr 1993; 39: 142-51
  14. Breastfeeding management and promotion in a baby-friendly hospital: an 18-hour course for maternity staff. (Gestione e promozione dell'allattamento materno in un ospedale amico dei neonati : un corso di 18 ore per il personale delle maternità) New York: UNICEF, 1993.
  15. Breastfeeding counselling : a training course. (Consulenza in allattamento materno: un corso di formazione). Division of Diarrhoeal and Acute Respiratory Disease Control, Or anizzazione Mondiale della Sanita, Ginevra, 1993; OM5/CDR/93.3-6 e UNICEF/NUT/93: 1-4.


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Estate '95: scoppia la questione del latte
Estate '95: scoppia la questione del latte

In data 7/7/95 sono apparsi sui maggiori quotidiani nazionali (La Repubblica, Il Giornale, L'Unità, Avvenire) articoli dedicati al presunto boicottaggio dell'allattamento al seno da parte dei pediatri (con particolare riferimento ai pediatri di base). Pubblichiamo il comunicato stampa "integrale" passato dall'ADNKRONOS il 6/7, da cui le testate giornalistiche hanno tratto il materiale per i loro articoli. Seguono il comunicato stampa F.I.M.P., S.l.P. ed A.C.P.


Comunicato dell'ADNKRONOS

SCAMBIO NEONATI:
SOTTO ACCUSA LE LOBBY DEL LATTE


Roma, 6 giugno - Scambio di neonati: chissà quanti genitori allevano figli non propri. Non ci sono dati certi, ma il sospetto, più che fondato, nasce dal "j'accuse" di un nutrito gruppo di medici italiani che punta il dito contro la politica "Biberon" e le multinazionali del latte. "Lo scambio dei neonati è la punta di un iceberg. Ed è l'aspetto più inquietante di un business miliardario che ha inizio fin dalla sala parto. Si stacca il fglio dalla mamma e lo si tiene nel nido: inibendo l'inizio del rapporto madre-figlio per impedire l'avvio dell'allattamento al seno, fino al rischio estremo di renderli "estranei" fra loro". Nutrito e qualificato il fronte d'accusa: le inquietanti rivelazioni arrivano all'ADNKRONOS dagli esponenti dell'ASM (Associazione italiana per lo studio delle malformazioni, 180 iscritti), dal gruppo di studio di epidemiologia e sanità della Società Italiana di Pediatria (200 iscritti), dal Child International Sezione Italia (l'Associazione internazionale di divulgazione scientifca a favore dell'infanzia che conta solo in Italia 500 aderenti tra medici, genitori, docenti), dal gruppo di pediatri della clinica pediatrica dell'Università Cattolica di Roma e dall'equipe privata romana di pediatria coordinata dal dottor Francesco Renzulli. "Il boicottaggio all'allattamento materno - afferma il professor Pierpaolo Mastroiacovo, epidemiologo al Policlinico Gemelli dell'Università Cattolica di Roma ed esponente dell'associazione - si realizza attraverso "forti pressioni" che le lobby del latte attuano sui pediatri di base, pressioni che si traducono in finanziamenti ai pediatri per congressi, viaggi, libri, cene e attivita promozionali di ogni tipo e natura, oppure con il mezzo del latte di turno. Ogni mese si introduce nel nido una nuova marca di latte. Come dire, par condicio commerciale".

"È uno scandalo serio e gravissimo ed è bene denunciarlo. Il bambino non è un tubo digerente e basta. I nostri studi parlano chiaro: anche la tossicodipendenza trova radici nella cattiva gestione dei rapporti madre-figlio alla nascita e già nella gestazione. E anche un cattivo allattamento ha le sue responsabilità nello sviluppo psicologico della persona". Incalza Giuseppe Fina, Presidente del Child Ecology International Italy. Gli esperti stanno già passando dalla denuncia ai fatti: "Abbiamo costituito una task force aperta a tutti, dalla mamma all'operatore sanitario, per promuovere e tutelare l'allattamento materno. Chiunque abbia problemi si rivolga a noi. Cercheremo di aiutarli" continua ancora Mastroiacovo. Una task force che sta già scendendo in campo per diffondere anche negli ospedali e nelle cliniche italiane il "Rooming-In" sull'esempio della maggior parte dei Paesi. Che cos'è? "Significa lasciare il neonato nella camera con la mamma che potra così toccarlo, cambiarlo, allattarlo appena possibile ed a volonta, secondo natura. Episodi come lo scambio dei bambini non si verificherebbero certo, e neppure avrebbero spazio le lobby del latte che ne sono responsabili" dice Maria Ersilia Armeni, pediatra, una lunga formazione professionale negli USA. Quindi addio ai nidi? "Le nursery - puntualizza la psicologa Antonella Sagone, consulente de la Leche League Italia, l'associazione internazionale, nata 38 anni fa negli USA e diffusa in circa 48 Paesi del mondo - sono delle vere e proprie "Caserme Prussiane" dei reparti di maternità. Sono un luogo ad alto rischio di infezioni crociate ad opera dei ceppi batterici ospedalieri che sono antibiotico-resistenti, oltre ad essere più semplicemente luoghi dove il neonato vive in condizioni del tutto innaturali e drammaticamente lontano dalla sua mamma".

Ma qual'è la situazione allattamento in Italia? A fornire una casistica è Riccardo D'Avanzo, pediatra al Burlo Garofalo di Trieste e rappresentante UNICEF per l'Italia per la diffusione dell'allattamento al seno: "Una ricerca nazionale realizzata dall'Associazione Culturale Pediatri (ACP) e condotta con dati forniti da 155 pediatri su 2.378 bambini, nati sia in ospedale che in cliniche private e seguiti da zero a sei mesi di vita, risulta che il 12% di questi non è mai stato attaccato al seno materno, il 23% è stato dirottato al biberon a pochi giorni dalla nascita, il 40% ha iniziato a prenderlo entro il primo mese di vita ed il 2% entro il sesto mese. Insomma a prendere esclusivamente il latte della mamma e oltre il quinto mese di vita è stato appena il 10%". D'Avanzo, autore del libro "Manuale dell'allattamento al seno" sottolinea che "dagli altri dati risulta ancora che solo il 23% degli allattati al seno è attaccato alla madre nelle prime due ore di vita e solo il 23% a richiesta. Mentre il 70% delle madri riceve, al momento della dismissione dal reparto, campioni di latte artificiale, dono elargito anche a quel 7% di donne che hanno allattato esclusivamente al seno il loro bambino durante la degenza". Insomma il "business del biberon" ha molti zero. "Considerato che nascono mediamente 500.000 bambini l'anno in Italia e che di questi almeno il 90% prende latte artificiale, con un costo medio fino allo svezzamento di sei mesi di circa 840.000 lire, emerge un giro di affari di oltre 370 miliardi di lire l'anno. Ma altissimo è il prezzo che pagano madre e fglio 1 anche in termini di salute psicologici", interviene il pediatra romano Francesco Renzulli, esperto di neonatologia e oncologia pediatrica.

"Negli ultimi dieci anni - continua Riccardo D'Avanzo la ricerca scientifca ha dimostrato la differenza, in termini di salute, fra allattamento artifciale e materno. Nel bambino completamente allattato al seno si veriflcano meno infezioni respiratorie e urinarie, meno diarree, meno meningiti, meno allergie. In più è stato verificato un migliore sviluppo neurologico e psicologico: i bambini che hanno avuto il latte della mamma sono risultati più intelligenti, la composizione biochimica del loro cervello era diversa, così come la conduzione nervosa. Tutto l'organismo di questi bambini è risultato diverso perchè differente è stata la composizione alimentare. E stato invece dimostrato - conclude D'Avanzo - che l'allattamento naturale nella donna riduce i rischi del diabete e previene la sclerosi a placche ed il cancro al seno, oltre all'oesteoporosi. Le donne che allattano sono meno soggette alla rottura della testa del femore". E non è per niente vero che non tutte le donne possono allattare: "È scientificamente provato che il 98% delle donne è in grado di farlo. Ma, oltre alle interferenze di natura commerciale, a remare contro le mamme è la cultura generale, la mancanza di un supporto da parte dei medici delle strutture sanitarie che, anche quando in buona fede, non promuovono l'allattamento per mancanza di interesse, per paura di perdere tempo a spiegare i complessi, anche se naturalissimi, meccanismi dell'allattamento" aggiunge l'epidemiologo Pierpaolo Mastroiacovo. Che fare allora? Per Mastroiacovo bisogna "pubblicizzare, parlare, istruire. Noi della task force abbiamo infatti intenzione di chiedere una par condicio pubblicitaria. Non abbiamo soldi, ma domandiamo ai mass media che ci diano gratuitamente lo stesso spazio che concedono, a pagamento, alle case produttrici di latte artificiale".


Comunicato stampa della FIMP

ALLATTAMENTO AL SENO E LOBBY
DEI BIBERON: I PEDIATRI DI FAMIGLIA
RISPONDONO A MASTROIACOVO


Roberto Marinello (Ufficio stampa FIMP)


Grande scalpore e sconcerto hanno suscitato nel mondo medico, in particolare nel settore della pediatria, le dichiarazioni del Prof.Mastroiacovo, epidemiologo romano e Presidente dell'ASM (Associazione Studio Malformazioni), in tema di allattamento al seno e sui presunti rapporti tra "le lobby dei latti e i pediatri". Secondo Mastroiacovo i pediatri di base e quelli ospedalieri attuano un vero e proprio "boicottaggio dell'allattamento al seno" in combutta con le lobby dei latti artificiali, che forniscono "finanziamenti e promozioni di ogni tipo e natura" ai pediatri stessi. Questa prassi, secondo Mastroiacovo, sarebbe la vera causa della scarsa percentuale di allattamenti al seno rilevati nel corso di una ricerca condotta su circa 2000 bambini. Ebbene, di fronte a queste gravissime affermazioni del Prof. Mastroiacovo, i 5000 pediatri di famiglia italiani aderenti alla Federazione Italiana Medici Pediatri, desiderano replicare fermamente; non solo per difendere la loro immagine professionale, ma soprattutto per dare all'opinione pubblica ed alle famiglie italiane elementi corretti ed obiettivi di valutazione. Le gravi affermazioni del Prof.Mastroiacovo sono assolutamente infondate e lesive della dignità professionale ed umana dei pediatri italiani. Per di più i dati della ! ricerca citata da Mastroiacovo sulle percentuali di allattamento al seno non possono in alcun modo essere considerati indicativi, in quanto si riferiscono ad un campione inferiore allo 0,5% di tutti i bambini nati ogni anno in Italia. Inoltre non vi sono raffronti con altri dati omogenei, sia nazionali che esteri, nè passati che recenti e tutto viene pretestuosamente ricondotto ad un rapporto di causa effetto tra comportamento dei pediatri e risultato della ricerca, senza valutare le importantissime implicazioni sanitarie, sociali ed umane che stanno alla base di questa problematica. Trarre conclusioni scandalistiche ed accusatorie da questi pochi dati vuol dire sconcertare pericolosamente i cittadini su un tema così delicato ed ingenerare nelle madri e nei padri paure, preoccupazioni, o peggio, discredito assolutamente immotivato. Noi sappiamo che, su scala nazionale, le percentuali di allattamento materno nei primi mesi di vita sono in linea con quelle degli altri Paesi CEE e che il consumo di latti artifciale per l'infanzia in Italia non è certo tra i più alti d'Europa. Le accuse del Prof.Mastroiacovo, se reiterate, costringeranno i pediatri ad adottare nelle sedi opportune i provvedimenti necessari alla tutela dell'immagine e della professionalità di tutta la categoria, anche a nome di tutte le mamme italiane che affidano con fiducia il loro figlio alle cure dello specialista pediatra. I pediatri di famiglia, impegnati da più di 15 anni sul terreno della prevenzione e dell'educazione sanitaria, sanno bene che la prima ed irrinunciabile condizione per garantire il più corretto sviluppo psico-fisico del bambino è quella di "dargli fin dal primo giorno di vita e per il periodo più lungo possibile il latte della propria madre". , Ma questa filosofia talora si scontra con le esigenze, le ansie e le difficolta della madre, alla quale il pediatra non può negare il doveroso rispetto, l'ascolto e l'assistenza, anche in presenza di scelte alimentari inidonee e non condivise. Occorre infine ricordare che il pediatra di famiglia effettua sempre la prima visita al lattante quando le norme alimentari sono gia state dettate dall' Ospedale di nascita.

Comunicato stampa della SIP

NON ESISTE IN ITALIA UN BOICOTTAGGIO DELL'ALLATTAMENTO AL SENO.

La Società Italiana di Pediatria ricorda che il 90 per cento dei neonati viene dimesso dai reparti di maternità con allattamento al seno materno. La Società Italiana di Pediatria, in relazione alle notizie comparse sulla stampa riguardanti il delicato tema dell'allattamento al seno, ed attribuite al gruppo di studio di epidemiologia e sanita della Società Italiana di Pediatria esprime la più viva sorpresa per le affermazioni riportate relative a presunti comportamenti non corretti dei pediatri italiani in tema di alimentazione del neonato. Da indagini condotte in cliniche universitàrie ed in ospedali risulta infatti che oltre il 90% dei neonati viene dimesso dai reparti di maternità con allattamento al seno materno. Pertanto la Società Italiana di Pediatria e la Società Italiana di Neonatologia rigettano tali affermazioni non rispondenti a verità riservandosi ogni ulteriore e necessaria delucidazione in merito a questo delicato tema, nonchè ulteriori interventi in difesa dell'etica professionale dei pediatri italiani. Non va dimenticato, tra l'altro, che da circa un anno è entrata in vigore anche in Italia la normativa europea che vieta la propaganda e la distribuzione di latti formulati. Infine è appena il caso di ricordare che la situazione italiana, per ciò che concerne l'allattamento al seno materno, è molto più favorevole di quella di altri paesi europei, proprio grazie all'azione sistematica dei pediatri che si adoperano per un'adeguata alimentazione naturale del neonato.

Comunicato stampa dell'ACP

Nell'edizione del 7 giugno u.s. di alcuni quotidiani è stato pubblicato un articolo sulla scarsa pratica dell'allattamento al seno. Crediamo sia molto importante che un problema così fondamentale per la salute dell'uomo quale è l'allattamento naturale, venga affrontato dai mass media e, in definitiva, offerto ad una platea quanto più vasta possibile. Vorremmo apportare qualche considerazione aggiuntiva all'articolo. Nel corso del 1994 l'Associazione che rappresentiamo ha condotto una ricerca epidemiologica sull'attuale tendenza alla pratica dell'allattamento al seno in Italia. Lo studio ha avuto come protagonisti 158 pediatri di base dell'Associazione, è stato coordinato dalla TI&M (Tecnologie Informatiche e Medicina) di Messina ed i risultati sono stati elaborati dal CESIST dell'Università di Messina. Sono stati seguiti circa 3.000 nuovi nati e si sono studiati tutti gli eventi associati al tipo di alimentazione dal momento del ricovero per il parto fino al 6ø mese di vita del bambino. Lungi dal volere raccontare la gran mole di risultati ottenuti, vorremmo offrirne alcuni che ci sembrano pertinenti rispetto alle affermazioni contenute nell'artico1o citato. La reale prevalenza di donne che avviano l'allattamento materno esclusivo si aggira intorno al 67% e scende al 31% al 6ø mese di vita (obiettivo dei DHHS degli USA per il 2000 è di raggiungere una percentuale del 75% e del 50% rispettivamente). Quanto riportato sull'importanza di avviare l'allattamento al seno il più precocemente possibile dopo il parto, di tenere il neonato il più possibile accanto alla madre durante la permanenza in ospedale, di favorire l'allattamento a richiesta, risulta, anche nella nostra ricerca, effettivamente associato ad un più frequente avvio dell'allattamento naturale. Del resto queste raccomandazioni, insieme ad alcune altre, semplici, da realizzare nei reparti di maternità, costituiscono dal 1989 un decalogo che l'Organizzazione Mondiale della Sanità e l'UNICEF hanno congiuntamente redatto e offerto all'attenzione dei tutti gli operatori che lavorano attorno all'evento nascita; eppure dalla nostra ricerca risulta che solo il 2.3% delle madri ha eseguito correttamente le regole raccomandate. Un altro fattore che incide in maniera negativa sull'allattamento naturale è costituito dal taglio cesareo, che nella nostra casistica è del 25%, mentre l'OMS fa una previsione del 10-15%! Il pediatra di base vede il bambino dopo circa tre settimane dalla nascita, e in quel momento quasi il 5O% delle madri ha già sospeso di offrire il proprio latte o lo ha già integrato con quello artificiale. Ma ci sembra rilevante sottolineare le profonde differenze che esistono all'interno del nostro Paese. AI Sud si allatta molto di meno e per meno tempo rispetto al Nord e questo è un dato che abbiamo ritrovato fortemente associato alla situazione socio-economica della famiglia; più basso è il livello e meno si allatta. Lo stesso taglio cesareo ha una prevalenza che al Sud arriva a toccare il 30%, contro il 21% del Nord. E potremmo proseguire con tanti altri numeri. Ma vorremmo solo toccare, se ci consente, il problema delle responsabilità, cui si è fatto cenno nell'articolo. Anche alla luce dell'esperienza maturata nell'ambito di questa importante ricerca e da quanto risulta dalla letteratura scientifca internazionale le cause del mancato allattamento al seno e del suo precoce abbandono sono molto complesse e certamente non riconducibili alla "cattiva volonta " (... o peggio, come viene proposto nell'articolo) degli operatori della maternità e dei pediatri di base. Certamente queste figure potrebbero giocare un ruolo primario quanto meno nell'aiutare le mamme che desiderano allattare e quelle che già si sa che avranno piu difficoltà (le più giovani quelle con minore esperienza di allattamento, le cesarizzate, le donne con un più basso livello socio-economico), e spesso questo ruolo non lo vogliono o, purtroppo, non lo sanno recitare. A questo proposito ci domandiamo: quante Scuole di Specializzazione affrontano il problema "allattamento materno" in maniera pratica e non concettuale? Quanti pediatri e quante puericultrici sono state realmente e praticamente addestrati ad affrontare e risolvere i problemi che frequentemente la mamme presentano, in special modo nei primi giorni dopo il parto? Tuttavia le cause andrebbero ricercate anche altrove, oltre alla pratiche ospedaliere, alle caratteristiche del neonato, al ruolo del pediatra di base, alla situazione socio-economica, alle "sollecitazioni" delle case produttrici di latte, ci sono altri fattori probabilmente meno palpabili e meno misurabili che, forse, potremmo concentrare nel termine "cultura dell'allattamento al seno". E si potrebbe pensare di sollecitare un'inversione di tendenza e di fermare la "lobby del biberon" anche così: utilizzando la carta stampata.

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